Uno degli argomenti più interessanti e attuali per il mondo dei camionisti e degli autotrasportatori è sicuramente quello che riguarda la manomissione del tachigrafo. Questo tema è molto importante innanzitutto perché esiste un diverso trattamento normativo tra l’autotrasportatore e il datore di lavoro e poi perché sono tanti i casi di cronaca che si occupano di questa problematica. Questo articolo serve dunque a fare chiarezza e ad eliminare ogni dubbio per quanto riguarda la pratica scorretta della manomissione del tachigrafo e quali sono le conseguenze a cui si va incontro. Il nostro discorso prenderà in considerazione una sentenza della Cassazione Penale che ha preso in esame un episodio che riguardava una situazione simile.

Manomissione del tachigrafo: reato penale o amministrativo?

Nel 2019 il rappresentante legale di una società che si occupava di autotrasporti era stato condannato a sei anni dal Tribunale di Ascoli Piceno per aver effettuato la manomissione del tachigrafo di un automezzo alla cui guida c’era un suo dipendente. La Corte di Appello di Ancona aveva, a sua volta, confermato la condanna nel 2022.

Successivamente l’imputato aveva fatto ricorso in Cassazione affermando che per l’infrazione commessa non doveva essere applicata una disposizione penale, ma una sanzione di tipo amministrativa. Infatti, secondo la difesa dell’imputato, dato che la manomissione del tachigrafo può essere punita con una disposizione penale (art. 437 Codice Penale) oppure con una sanzione amministrativa (art. 179 Codice della Strada), doveva essere preferita la sanzione amministrativa rispetto a quella penale.

Questo perché la sanzione amministrativa prevista dal Codice della Strada è una norma speciale rispetto alla disposizione penale che è invece una norma generale. Sulla base di questa teoria, l’imputato aveva chiesto l’annullamento della sentenza di condanna.

Perché manomettere il tachigrafo è un reato punito penalmente?

La difesa dell’imputato però era stata dichiarata “inammissibile” dalla Corte di Cassazione ed era stata quindi respinta. La Suprema Corte infatti aveva affermato che non esiste nessun tipo di rapporto di “specialità” tra l’art. 179 del Codice della Strada e l’art. 437 del Codice Penale, perché le due norme tutelano due aspetti giuridici diversi. L’art. 179 del Codice della Strada tutela la sicurezza della strada e anche delle persone che sono diverse da chi guida un veicolo che è stato sottoposto alla manomissione del tachigrafo. Invece il bene tutelato dall’art. 437 del Codice Penale è la sicurezza dei lavoratori e quindi anche di chi ha commesso la violazione, qualora si tratti del conducente del veicolo.

La sanzione prevista dal Codice della Strada dunque punisce chi guida un veicolo con il tachigrafo alterato, anche se la manomissione è stata effettuata da un soggetto diverso. Invece la norma del Codice Penale punisce chi materialmente manomette il tachigrafo, che potrebbe anche essere una persona diversa dal conducente del veicolo.

Dunque, in base a queste motivazioni, la Corte di Cassazione ha affermato che la manomissione del tachigrafo su un camion è una pratica scorretta sottoposta a disposizione penale in quanto rientra nel mancato rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro. In conclusione quindi la condanna del legale rappresentante dell’azienda di autotrasporto è stata confermata.

camionista seduto sul retro del camion
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