In un articolo di qualche mese fa ci siamo posti una domanda: perché mancano i camionisti? In base alla risposta che abbiamo dato le motivazioni non erano solo di natura economica, ma erano da ricercare anche nella scarsa qualità della vita. Oggi, dinanzi all’endemica mancanza di questa figura, ci poniamo un’altra domanda: perché nessuno vuole fare il camionista?

Una problematica che riguarda non solo l’Italia, anche se la crisi nel nostro paese è molto più forte rispetto ad altre nazioni. Una mancanza ancora più grave soprattutto se si considera che, nello Stivale, circa 3/4 delle merci vengono trasportate proprio su strada, quindi da autotrasportatori.

Oggi in Italia mancano almeno 20.000 camionisti, quindi è il caso di capire da dove deriva questa crisi e perché nessuno più vuole fare questo lavoro, sfiancante ma allo stesso tempo affascinante.

Perché nessuno vuole fare il camionista? Uno dei problemi è il costo della patente

Il costo della patente C è di circa 1.000 euro, ma la Cqc può costare fino a 3-4.000 euro. A dire il vero spesso sono le aziende che si fanno carico della formazione degli autisti e del pagamento della patente, usufruendo dei finanziamenti pubblici.

Tali finanziamenti però sono limitati nel tempo e le aziende hanno chiesto una proroga per un certo numero di anni.

Anzianità del parco circolante

Un camion vecchio non solo risulta poco sicuro, ma rende molto più complicato e pesante il lavoro stesso del camionista che non può usufruire delle moderne tecnologie.

Ebbene si stima che in Italia i camion:

  • tra i 10 ed i 15 anni rappresentano il 17,4%,
  • tra i 15 ed i 20 anni rappresentano il 17,5%;
  • tra i 20 ed i 30 anni rappresentano il 16,7%;
  • tra i 30 ed i 40 anni rappresentano il 9,8%.

I mezzi con un anno di vita rappresentano solo il 4,1% e quelli fino a due anni il 3,5%. Il Governo sta facendo investimenti per lo svecchiamento del parco camion, ma bisogna considerare che un mezzo nuovo costa circa tra i 130.000 ed i 150.000 euro. In conclusione, guidare per molte ore su un mezzo vecchio e poco sicuro non è certo una prospettiva appetibile per i giovani.

Lontananza da casa

Avevamo accennato ad inizio articolo alla scarsa qualità della vita per un camionista e, uno dei problemi principali, è la lontananza da casa.

Il camionista è un lavoro sacrificato, che impone di restare lontani dai propri cari per giorni, se non settimane. Ebbene i giovani di oggi sono poco propensi a fare lavori lontani da casa, soprattutto se non sono adeguatamente retribuiti.

Gli stipendi

Ecco un altro nervo scoperto: gli stipendi. Chi si occupa della distribuzione locale percepisce in genere meno di 2.000 euro; chi svolge la distribuzione nazionale tra i 2.400 ed i 2.500 euro; chi lavora fuori dal paese può arrivare a guadagnare 3.000 euro. Sono cifre che non tutti considerano adeguate, soprattutto alla luce dei grandi sacrifici richiesti.

A proposito di qualità della vita, c’è poi da considerare anche la problematica legata alla logistica. I camionisti magari arrivano in orario al luogo di destinazione, ma devono poi attendere 8-10 ore per la consegna della merce. Una situazione che allontana i giovani da questo mestiere.

Il costo della benzina

Un altro dei tanti problemi legato al mondo dei camion è l’aumento della benzina, soprattutto in questo periodo, anche se la guerra in Ucraina influisce solo in minima parte su quest’impennata straordinaria dei prezzi. Oggi i prezzi sono saliti alle stelle e, se prima un pieno costava sui 1.300 euro, oggi arriva tranquillamente a 1.800 euro.

Costi stratosferici del carburante che vanno ad incidere in modo significativo anche sul potere d’acquisto degli stessi camionisti.

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